L’esperienza che chiamate “morte”

La morte è il più grande rilascio di resistenza e il completamento di chi voi siete.

A volte, ci sono energie che vogliono venire in questo mondo, mescolarsi un pò, muoverne altre, con l’intento di riemergere (N.d.T riemergere=morire) velocemente, solo per il beneficio che questo darà agli altri.

Non conosciamo nient’altro, che come la morte, faccia porre di più, a qualcuno che viene lasciato indietro dopo un tale evento, la domanda: “Cosa significa tutto questo? Chi siamo veramente? Siamo eterni?”.

Di solito, eventi di questo genere, servono da catalizzatori per lanciare potenti desideri, e poi, per fare esperienza di un’immensa gioia una volta che il gap di quel desiderio si è chiuso.

È interessante vedere i nostri amici fisici pensare alla “morte” come ad una cosa brutta. Quasi sin dal momento della vostra nascita non vi si sente dire altro che “sta attento, quello potrebbe ucciderti!”. Per amore del cielo, date persino la pena di “morte” a quelli che disprezzate di più. Se solo sapeste com’è davvero l’esperienza della morte, vi assicuriamo che non la dareste a quei “birbanti”, anzi, li terreste in vita e gli fareste guardare la televisione!

L’esperienza della morte non è altro che chiudere il gap. Dovete accettare il fatto che non esiste nessuna morte.

Quando allenate voi stessi, decidendo di stare bene riguardo al pensiero della “morte” con quello che vi abbiamo spiegato, allora sarete tra quei rari umani che vivono veramente.

La maggior parte delle persone è così preoccupata riguardo alla morte che non vive. Questo è il dono che ti ha fatto tua figlia.

Estratto dal seminario di Sidney, Australia 14/12/2008 – Traduzione: Mariù

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